SPRECHI ALIMENTARI? ECONOMICAMENTE ED ETICAMENTE INACCETTABILE

90« Lo spreco di cibo in Italia, nell’intera filiera agro-alimentare, è pari a 5,5 milioni di tonnellate all’anno, il 16 % dei consumi complessivi.” Questi i dati ufficiali dichiarati da Mario Monti  il 12 ottobre 2012 a Milano in occasione di un incontro sull’Expo 2015.

In realtà l’8% del cibo sprecato deriva proprio dalle nostre case mentre il restante 8% deriva dalle attività commerciali e dalla ristorazione collettiva. Questi sprechi non sono davvero tollerabili considerando le precarie condizioni economiche della maggioranza della popolazione e la reale difficoltà di alcune fasce sociali di acquistare beni di prima necessità come il cibo.

Oggigiorno, il problema degli sprechi alimentari sta diventando sempre più di attualità e numerose sono le iniziative avviate a riguardo. Last Minute Market (LMM), società spin-off dell’Università di Bologna, propone per esempio progetti territoriali volti al recupero dei beni invenduti (o non commercializzabili) a favore di enti caritativi. Grazie a LMM, ad esempio, le imprese possono gestire i prodotti invenduti in maniera innovativa e attivare un’azione concreta di Responsabilità Sociale di Impresa.

Gettare nei rifiuti alimenti alterati o scaduti per incuria ed, in alcuni casi, alimenti ancora salubri ci deve porre di fronte ad una riflessione morale: si può ritenere eticamente accettabile che nella medesima società coesistano una necessità primaria di approvvigionamento del cibo ed il suo spreco ingiustificato?  La risposta è solamente una: NO. Quindi è importante che le imprese ed i cittadini prendano coscienza di ciò che sta accadendo e si attivino per trovare delle soluzioni semplici, reali e concrete.